IL BLOG

🔸OLTRE I CONFINI DEL ROCK: Progressive, Folk, Hard & Heavy, Fusion e contaminazioni

martedì 22 giugno 2021

PROCOL HARUM – Il tuo diamante (1968) – 45 giri

Da Pentimento a Fortuna (e viceversa)
Lo strano caso dei Procol Harum nell'Italia delle cover

 ðŸ”¶ 🔶 🔶   

Non era inconsueto, negli anni ’60, che gli artisti stranieri fossero invitati a interpretare in italiano uno dei loro brani. Anche se a volte con esiti piuttosto incerti o non all'altezza dell'originale. Ma tant'è. In quelle pronunce un po' spaesate, sotto le inflessioni tipiche della lingua madre, si nascondevano piccoli peccati di vanità ed echi di esotismo che, in fin dei conti, gran male non facevano.

Ben altra questione era l'adattamento dei testi, che di solito si allontanava audacemente dalle intenzioni autografe degli artisti. Prendete ad esempio la celebre Space oddity di David Bowie: l'inquietudine cosmica del protagonista viene trasformata, per mano di Mogol, in un pallido languore amoroso dal titolo Ragazzo solo, ragazza sola, in cui svaniva ogni riferimento al viaggio e alla misteriosa scomparsa del Maggiore Tom.

L'invito a cimentarsi con la lingua italiana arriva anche ai Procol Harum, che nel 1968 incidono per la IL (una ramificazione della RCA italiana) il singolo Il tuo diamanteL’aspetto interessante, al di là del valore puramente collezionistico del 45 giri, è la gestione delle firme che si cela dietro l’operazione. Ma procediamo con ordine.

Sul lato A non ci sono particolari sorprese: Il tuo diamante è il chiaro adattamento di Shine on brightly, brano che in origine era apparso sul secondo album della band inglese. Il testo è firmato dallo stesso Mogol, che in quel periodo si adoperava alacremente come “traduttore” di testi: un'attività prolifica e redditizia, condotta in parallelo con quella di paroliere per Lucio Battisti. Se il significato originale è decisamente più criptico e profondo, la versione di Mogol trasforma il brano in un racconto sentimentale più adatto al gusto del pubblico italiano.

Il lato B nasconde invece qualcosa di più curioso. Si tratta infatti di un “finto inedito” - non saprei come definirlo diversamente - che viene presentato con il titolo di Fortuna, ma che in realtà altro non è che la strumentale Repent Walpurgis recuperata pari pari dall’album di debutto del 1967. Perché utilizzare allora un titolo italiano?

Semplicemente perché l'autore a cui era stata affidata la "traduzione" (Paolo Dossena) non aveva dovuto far altro che depositare alla S.I.A.E. la sua versione del titolo, visto che Fortuna (o Repent Walpurgis che dir si voglia) era comunque priva di testo. La forza del brano era tutta nell'uso prominente dell'organo e nei suoi evidenti riferimenti alla celebre Aria sulla quarta corda di Bach.

Il titolo registrato alla S.I.A.E. garantiva però gli accrediti dei diritti d’autore. Quindi una percentuale delle vendite e dei passaggi radiofonici in Italia andava ai collaboratori locali, erodendo la quota che spettava a Matthew Fisher (compositore del brano) e alla band.

La cosa non deve essere piaciuta ai Procol Harum, che sul loro sito ufficiale - a distanza di anni -  avevano espresso tutto il loro disappunto sulla vicenda. Il fatto che il titolo fosse diventato l'opposto dell'originale - da un cupo "Pentimento" (Repent) a una solare "Fortuna" - rendeva la beffa economica ancora più difficile da digerire.

Dopo questo episodio la band non tornò più a incidere in italiano: il gioco, tra traduzioni stravolte e diritti spartiti, non valeva la candela. Con buona pace di Johann Sebastian Bach, ispiratore inconsapevole di tanti successi degli anni ’60 e non solo, e l'unico a non poter reclamare diritti per l'utilizzo delle sue immortali melodie.

Nessun commento:

Posta un commento