
Da Pentimento a Fortuna (e
viceversa)
Lo strano caso dei Procol
Harum nell'Italia delle cover
🔸Non era inconsueto, negli anni ’60, che gli artisti stranieri fossero invitati a interpretare in italiano uno dei loro brani. Anche se a volte con esiti piuttosto incerti o non all'altezza dell'originale. Ma tant'è. In quelle pronunce un po' spaesate, sotto le inflessioni tipiche della lingua madre, si nascondevano piccoli peccati di vanità ed echi di esotismo che, in fin dei conti, gran male non facevano.
Ben altra questione era l'adattamento dei testi, che di solito si allontanava audacemente dalle intenzioni autografe degli artisti. Prendete ad esempio la celebre Space oddity di David Bowie: l'inquietudine cosmica del protagonista viene trasformata, per mano di Mogol, in un pallido languore amoroso dal titolo Ragazzo solo, ragazza sola, in cui svaniva ogni riferimento al viaggio e alla misteriosa scomparsa del Maggiore Tom.
L'invito a cimentarsi con la lingua italiana arriva anche ai Procol Harum, che nel 1968 incidono per la IL (una ramificazione della RCA italiana) il singolo Il tuo diamante. L’aspetto interessante, al di là del valore puramente collezionistico del 45 giri, è la gestione delle firme che si cela dietro l’operazione. Ma procediamo con ordine.
Sul lato A non ci sono particolari
sorprese: Il tuo diamante è il chiaro adattamento
di Shine on brightly, brano che in origine era apparso sul
secondo album della band inglese. Il testo è firmato dallo stesso Mogol,
che in quel periodo si adoperava alacremente come “traduttore” di testi:
un'attività prolifica e redditizia, condotta in parallelo con quella di
paroliere per Lucio Battisti. Se il significato originale è decisamente più
criptico e profondo, la versione di Mogol trasforma il brano in un racconto
sentimentale più adatto al gusto del pubblico italiano.
Il lato B nasconde invece qualcosa
di più curioso. Si tratta infatti di un “finto inedito” - non saprei come
definirlo diversamente - che viene presentato con il titolo di Fortuna,
ma che in realtà altro non è che la strumentale Repent Walpurgis recuperata
pari pari dall’album di debutto del 1967. Perché utilizzare allora un titolo
italiano?
Semplicemente perché l'autore a
cui era stata affidata la "traduzione" (Paolo Dossena) non
aveva dovuto far altro che depositare alla S.I.A.E. la sua versione del titolo,
visto che Fortuna (o Repent Walpurgis che
dir si voglia) era comunque priva di testo. La forza del brano era tutta
nell'uso prominente dell'organo e nei suoi evidenti riferimenti alla
celebre Aria sulla quarta corda di Bach.
Il titolo registrato
alla S.I.A.E. garantiva però gli accrediti dei diritti d’autore. Quindi una
percentuale delle vendite e dei passaggi radiofonici in Italia andava ai
collaboratori locali, erodendo la quota che spettava a Matthew Fisher (compositore
del brano) e alla band.
La cosa non deve essere piaciuta
ai Procol Harum, che sul loro sito ufficiale - a distanza di anni
- avevano espresso tutto il loro disappunto sulla vicenda. Il fatto che il
titolo fosse diventato l'opposto dell'originale - da un cupo
"Pentimento" (Repent) a una solare "Fortuna" -
rendeva la beffa economica ancora più difficile da digerire.
Dopo questo episodio la band non
tornò più a incidere in italiano: il gioco, tra traduzioni stravolte e diritti
spartiti, non valeva la candela. Con buona pace di Johann Sebastian Bach,
ispiratore inconsapevole di tanti successi degli anni ’60, e non solo, e l'unico
a non poter reclamare i diritti per l'utilizzo delle sue melodie.
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