Dietro il pop c'è la ragione
Un disco oltre gli stereotipi e le etichette di genere
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Tappa fondamentale per seguire l'evoluzione stilistica della band inglese, Duke è un disco ragionato e complesso, molto più di quanto si voglia ricordare. Con questo lavoro i Genesis tracciano una linea di confine tra la stagione del progressive appena trascorsa e l'irresistibile richiamo del pop, raffinato e scintillante, destinato a dominare il nuovo decennio.
Duke è come un ponte tra due mondi. Da
un lato scorgiamo ancora i "vecchi" Genesis che ci incantano con narrazioni fantastiche e suite cariche di metafore e simbolismi. Dall'altro andiamo incontro a una band in pieno aggiornamento, che introduce la drum machine ed esplora nuove sonorità, desiderosa di intercettare un pubblico sempre più ampio.
Il dualismo emerge soprattutto nella sequenza dedicata al protagonista dell'album, il duca Albert, personaggio ispirato al libro illustrato di Lionel Koechlin, L'Alphabet d'Albert. Ma come si è passati da un libro per l'infanzia a un disco determinato a manovrare lo scambio di binari tra prog e pop? La chiave è proprio Albert: una figura innocente che si affaccia sul mondo e che impara a conoscerlo. Allo stesso modo i Genesis diventano interpreti di un inedito alfabeto musicale. Senza dismettere i panni dei vecchi cantastorie, la band adotta una grammatica moderna per raccontare ancora emozioni universali, ma traghettando il mito nel quotidiano.
Il vizio del progressive infatti reclama ancora la sua parte, dato che l'album si apre e si chiude circolarmente con una fanfara, epica e trionfante, divisa in due sezioni strumentali. L'introduzione viene affidata al clamore scintillante di Behind the lines, mentre il gran finale spetta all'accoppiata Duke's travels / Duke's end.
Tra gli antipodi di questo viaggio troviamo lo scrigno che custodisce i gioielli del nuovo pop "genesiano": l'immediatezza di Misunderstanding, i tormenti di Heathaze (impreziosita da una strepitosa prova vocale di Phil Collins) e Turn it on again, l'asso pigliatutto che regalerà al trio inesauribili soddisfazioni.
E dire che, nelle intenzioni iniziali, il
progetto nascondeva un piano ancora più ambizioso. Collins, Banks e Rutherford avevano accarezzato l'idea di realizzare una suite monumentale articolata in sei parti: una sola sequenza che avrebbe dovuto legare Behind the lines, Duchess, Guide vocal, Turn it on again, Duke's travels e Duke's end.
In bilico tra il desiderio di assegnare un degno erede a Supper's ready e il timore di apparire fuori tempo massimo, i tre optarono alla fine per misure più agili e compatte. Vinse l'essenzialità e la sequenza venne quindi smantellata, isolando i punti di forza e puntando sul potenziale delle singole tracce.
Proprio come il duca Albert, la band aveva trovato la sintassi giusta per un mondo che stava cambiando. Ma Duke non è solo il risultato di un nobile compromesso: è l'immagine viva di una band proiettata in avanti, pronta a giocarsi il secondo tempo appena iniziato.

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