Il taccuino di viaggio di un attento osservatore
Un ritorno alla canzone, tra lampi di bellezza e realismo poetico
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Sempre più dolcemente compromesso
dalla saudade sudamericana e dai ritmi larghi e sinuosi. Perso
tra alte visioni semantiche e la naturalezza di un cantore popolare. E poi
ancora abbracciato ai suoni e ai colori di terre lontane, trapiantati poi nei
solchi melodici d’Italia, passando da quel grande porto di anime e di culture
che è la sua Liguria.
Ivano Fossati si ripresenta nel 2003 con un nuovo
album di canzoni dopo la felice fuga strumentale di Not One Word,
groviglio stretto di jazz, tango e new-age che aveva progettato a lungo e
concretizzato, infine, come un segno di doppia vita (Double Life era
appunto il nome che lo accompagnava in quell’avventura).
Il Fossati che torna
a misurarsi con la parola sembra aver ritrovato una complicità e una seduzione
assolutamente spontanea con la parte letteraria del suo mestiere. Una
letterarietà che suona facile forse per via dello spirito leggero con cui viene
proposta, o forse perché è la musica che ritorna a farsi semplicemente
canzone.
Questo Lampo Viaggiatore ha
comunque la stessa sostanza degli altri Lindbergh, degli
altri Macramé o de La Disciplina della Terra.
In fondo contiene gli stessi equilibri che già conosciamo. Ecco perché una
volta usciti da La bottega di filosofia, dove siamo stati
trattenuti da un'inusuale armonica blues, è facile passare a C’è
tempo, dove il Nostro soppesa e sillaba le emozioni con la calma
riflessiva che più gli compete.
L'arte di Fossati in
questo senso sa rendersi disponibile come un buon libro che già si conosce, ma
che si tiene sempre a portata di mano. E' come una gradita abitudine, è la
certezza di incontrare un musicista indomabile dalle regole di mercato più
facili e scontate. Ogni ascolto regala qualcosa di nuovo, qualcosa che non è
stato ancora detto, per lo meno non con quelle stesse parole o con quelle
stesse note.
Nonostante la prima impressione sia
quella di un disco a conti fatti più quieto ed amabile del solito, sono
convinto che anche voi riconoscerete, in questi dieci ritratti musicali, la
familiarità di un vecchio profilo amico. Forse siamo perfino in vista di quella
rara e perfetta unione tra la vita di uomo e di artista che aveva inventato, a
suo modo, Modugno. Il bacio sulla bocca e La
cartolina sono due splendidi esempi di questa felice serenità
raggiunta in tempi tutt'altro che leggeri.

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