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Oltre i confini del Rock: Progressive, Folk, Fusion e contaminazioni

martedì 27 luglio 2021

UFO - Flying (1971)

Il secondo intrepido album degli UFO
Un'ora di volo tra narrativa fantascientifica e sonorità space rock

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A bordo troviamo il medesimo equipaggio del viaggio inaugurale: Phil Mogg alla voce, Pete Way al basso, Andy Parker alla batteria e Mick Bolton alla chitarra. 

Rispetto all'esordio del 1970 - il pregevole ma ancora acerbo UFO1 - la band compie un sensibile balzo in avanti, mettendo in luce un'abilità di scrittura e di arrangiamento decisamente più evoluta e complessa. A differenza del debutto, Flying vanta una inoltre una pianificazione tematica chiara e coesa che regala all'album quella compattezza e quel respiro "concept" che non si avvertivano nel lavoro precedente.

Per quanto sia stata breve la sua permanenza nel gruppo, Mick Bolton può essere considerato il vero artefice di questo sound primordiale che oscilla tra rock cosmico e psichedelia.

Come un esperto timoniere, Bolton usa la sua 6 corde per mappare le sconfinate profondità dello spazio e ripercorrere le misteriose vibrazioni che lo pervadono. Il suono della sua strumentazione è magnetico e spettacolare: il controllo sul riverbero, la padronanza del distorsore e un uso creativo dell'effetto wha-wha conferiscono forma e personalità all'intero lavoro. La band è letteralmente trascinata su un piano spaziale che si dilata, seguendo rotte strumentali che sconfinano in autentiche jam session.

I piani di volo diventano superflui, specialmente per due canzoni come Star stormFlying, che frantumano i confini del tempo e raggiungono rispettivamente i 19 e i 26 minuti di pura esplorazione siderale.

Il gruppo vola alto, ma fatica a decollare nelle classifiche: i risultati delle vendite non sono per niente incoraggianti e solo il calore del pubblico in Germania e Giappone aiutano a tenere a galla il progetto. Phil Mogg e Pete Way non tarderanno a prendere le distanze da questo periodo, preferendo identificarsi con la stagione successiva della loro carriera, quella della totale svolta hard rock.

Prima del definitivo cambio di rotta, gli UFO fanno in tempo a lasciarci un'interessante testimonianza dal vivo con l'album Live (o Landed in Tokyoa seconda delle edizioni), registrato nella capitale giapponese nel settembre del 1971. A supporto dell'album esce anche Galactic love, l'ultimo singolo inciso da questa formazione.

Portati a termine questi impegni discografici, Bolton lascia gli UFO e, come se seguisse la scia di un altro oggetto volante non identificato, fa perdere le proprie tracce, scomparendo in maniera enigmatica dai radar della scena musicale.

Dopo una rapida serie di provini, la band individua un sostituto nel talentuoso e giovanissimo Michael Schenker, proveniente dagli Scorpions. All'epoca appena diciottenne, Schenker viene reclutato durante un tour in Germania che vedeva le due formazioni condividere lo stesso palco: un incontro fortuito, favorito dal ritardo dell'allora chitarrista Bernie Marsden, che cambierà per sempre la storia di Mogg e compagni. 

Quel contrattempo si rivela provvidenziale. Con l'ingresso di Schenker il gruppo riformula radicalmente la propria cifra stilistica, virando verso un hard rock decisamente più solido e "terreno". Il nuovo corso riparte nel 1974 con Phenomenon, un album fondamentale che contiene la seminale Doctor, doctor

Da questo momento in poi gli UFO archivieranno definitivamente la componente cosmica degli esordi e andranno incontro a una meritatissima popolarità, lasciandosi alle spalle ciò che, col senno di poi  avrebbero considerato solo trascurabili - ma per noi suggestivi - peccati di gioventù.

 

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