IL BLOG

Oltre i confini del Rock: Progressive, Folk, Fusion e contaminazioni

sabato 21 marzo 2026

EUROPE - Walk The Earth (2017)

Quando l'analogico si fa contemporaneo

Tra le navate sonore di Abbey Road, la band svedese forgia un’opera che profuma di vinile, ombre, mistero e valvole sature 

                                            🔶 🔶 🔶

E' un suono analogico e maestoso quello che ci accoglie fin dalle prime note, avvolgendoci in una nebbia di vapori notturni e bagliori d'alba scandinava.
Dopo la reunion del 2004 gli Europe sono riusciti in un’impresa rara: restare rilevanti, senza rinnegare il passato, riportando il loro hard rock all’essenza delle origini.
I riferimenti sono nobili e sottilmente dichiarati: i Deep Purple, in particolare quelli di Perfect Strangers, ma anche Uriah HeepRainbow. Ma è tutto giocato sull’ispirazione creativa e sull’imprinting e non sull’imitazione. Gli Europe hanno imparato la lezione dai grandi maestri, ma hanno filtrato le idee con una produzione al passo coi tempi. Ed è proprio 
questa la chiave di volta che sorregge l’intero album.

Walk the Earth è il disco di una maturità consapevole che affonda le radici negli anni ’70, con un rispetto filologico che si ricollega all’hard rock d’alta scuola. Ma il disco "respira" e fa sentire il proprio battito, con melodie che si infilano sottopelle e riff monumentali, dove il suono dell’Hammond e della chitarra sono la linfa densa e oscura che fluisce e sostiene ogni traccia.

La title-track Walk the Earth è senza dubbio il manifesto sonoro dell’album, perfetta per chi ama il rock epico e i chorus coinvolgenti. Ma non è che l’inizio, perché subito dopo veniamo trascinati via da The siege, con la sua accelerazione inarrestabile e potente, e da Kingdom United, terzo asso di fila che elargisce elettricità a profusione.

I toni si ammorbidiscono con la parentesi sognante e introspettiva della semi-ballad Pictures, ma è sola una pausa tattica per riprendere fiato, prima di ripartire con le sferzate incandescenti di Election day o GTO. Ma nella scaletta c’è spazio anche per addentrarsi nelle selve oscure e misteriose di Wolves (il pezzo più tenebroso e "dark" del disco) o assaporare il gusto ipnotico di Haze

La voce limpida ed espressiva di Joey Tempest è decisamente efficace anche in questi casi, quando l’aria si fa minacciosa e solfurea.
Da parte sua, l’organo di Mic Michaeli, “distorto” e amplificato alla Jon Lord, trasmette calore e mistero, ed è l’indubbio co-protagonista di questo lavoro insieme alla chitarra di John Norum, emblema di un blues-rock profondo, sporco e ricco di anima.
A garantire sostegno strutturale ci pensa la sezione ritmica di John Levén e Ian Haugland: basso e batteria assicurano non soltanto solidità, ma contribuiscono alla resa granulare e materica dei brani con tocchi di personalità e fantasia.

Certamente Walk the Earth non ha paura di suonare "old fashion". Anche la durata è quella di un vinile d’altri tempi (siamo sulla soglia dei 40 minuti), ma risulta incredibilmente fresco e attuale. Se cercate l'essenza nobile dell'hard rock moderno, l’avete trovata: gli Europe salgono sulle più alte vette del rock, e il panorama da quassù è mozzafiato.

Nessun commento:

Posta un commento