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È un suono analogico e maestoso quello che ci accoglie fin dalle prime note, avvolgendoci in una nebbia di vapori notturni e bagliori d'alba scandinava.
Dopo la reunion del 2004 gli Europe hanno compiuto un’impresa rara: restare rilevanti, senza rinnegare il passato, riportando il
loro hard rock all’essenza delle origini.
I riferimenti sono nobili e facilmente rintracciabili: si sentono soprattutto echi di Deep Purple (specie quelli di Perfect Strangers), ma ci sono tracce anche di Uriah
Heep, Dio e Rainbow. Ma è una questione di imprinting e non di imitazione. Gli Europe hanno imparato la
lezione dai grandi maestri, filtrando le idee con una scrittura e una produzione al
passo coi tempi. Ed è proprio questa la chiave di volta che sorregge tutto il disco.
Walk the Earth è il traguardo di una
maturità consapevole che affonda le radici negli anni ’70, con un rispetto
filologico che si ricollega all’hard rock d’alta scuola. Tuttavia il disco
"respira" e fa sentire il proprio battito, con melodie che si infilano
sottopelle e riff monumentali, dove il suono dell’Hammond e della chitarra sono la
linfa densa e oscura che fluisce e sostiene ogni traccia.
La title-track Walk the
Earth è senza dubbio il manifesto sonoro dell’album, perfetta per chi
ama il rock epico e i chorus coinvolgenti. Ma è solo l’inizio, perché subito dopo arriva l'onda d'urto di The siege, inflessibile e decisa, seguita da Kingdom United, terzo asso
di fila che sprigiona elettricità a profusione.
I toni si ammorbidiscono con l'introspettiva Pictures - quasi una ballad, un po' sognante e un po' enigmatica - ma non è che una pausa tattica per riprendere fiato e ripartire con altre sferzate incandescenti come Election day o GTO. Il viaggio si fa ancora più intrigante quando il gruppo si addentra nelle selve oscure e misteriose di Wolves (il pezzo più tenebroso e "dark" del disco) o quando ci fa assaporare il gusto ipnotico di Haze. La voce limpida ed espressiva di Joey Tempest è efficace perfino in questi casi, dove l’aria si fa minacciosa e solfurea.
L’organo di Mic
Michaeli, “distorto” e amplificato alla Jon Lord, trasmette ovunque calore e mistero,
ed è l’indubbio co-protagonista di questo lavoro, al pari della chitarra di John Norum,
emblema di un blues-rock vissuto e abrasivo.
A garantire sostegno strutturale ci pensa la sezione ritmica di John
Levén e Ian Haugland: basso e batteria assicurano non soltanto solidità, ma
contribuiscono alla resa granulare e materica dei brani con tocchi di fantasia e personalità.
Di certo Walk the Earth non ha paura di suonare old fashioned. Anche la durata è quella di un vinile d’altri tempi (siamo sulla soglia dei 40 minuti), eppure risulta fresco e attuale. Se cercate l'essenza nobile dell'hard rock moderno, l’avete trovata: gli Europe con questo disco salgono sulle più alte vette del rock, e il panorama da quassù è mozzafiato.

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