Scritto e prodotto da Fabrizio De André e Mauro
Pagani, alla sua uscita Creuza De Mä viene acclamato sia
dalla critica italiana, sia da David Byrne (leader dei Talking Heads)
che personalmente lo elesse uno dei migliori album del decennio.
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L'incontro tra il poeta genovese e il musicista bresciano era avvenuto qualche tempo prima presso gli studi del Castello di Carimate, vicino a Milano, ed è un incontro abbastanza fortuito come spesso accade.
All'inizio i due erano semplici confinanti di sala di registrazione: Fabrizio era alle prese con il suo ultimo disco realizzato insieme a Massimo Bubola; Mauro stava lavorando alle musiche per Sogno di una notte di mezza estate, spettacolo teatrale per la regia di Gabriele Salvatores. L'intesa fu immediata e tra i due nacque una bellissima collaborazione che iniziò nel 1981 con la tournée dell'Indiano e si concluse dieci anni dopo con quella delle Nuvole.
De André era affascinato dalla ricerca musicale che aveva portato l'ex PFM a risalire i percorsi dì quelle tradizioni che si erano sviluppate lungo il bacino del Mediterraneo, a partire dai Balcani. E per trovare il capostipite Pagani aveva rivolto lo sguardo al mondo arabo, e prima ancora alla Persia e alle sue lontane relazioni con l'India.
De André in quel periodo cominciava, oltretutto, ad essere stanco di affidarsi solo l'italiano per i suoi testi, ed era alla ricerca di un nuovo mezzo espressivo. Il tragitto culturale di Mauro gli suggerì di costruire una lingua che unisse il suo dialetto, l'arabo e il francese; che fosse insomma l'esperanto di un ipotetico marinaio in viaggio per il Mediterraneo. Ma a un certo punto arriva la folgorazione che fece dire a De André: «Belin, ma questa lingua esiste già: è il genovese!".
Il progetto prende finalmente corpo e nel giro di pochissimo tempo Mauro scrive buona parte delle musiche che andranno a formare Creuza De Mä, cosa singolare per uno che notoriamente impiega anni prima di considerare compiuto un proprio lavoro: «Non mi piace fare le cose in fretta. C'è già tanta brutta musica in giro.» - mi confiderà lo stesso Mauro alcuni anni più tardi.
L'eredità più evidente del suoi studi sono le contaminazioni "illegittime" nate dai contatti reciproci tra le varie sponde e culture del Mare Nostrum e dintorni.
Seguendo quell'esempio compone nuove ed aggiornate combinazioni. In Creuza De Mä coinvolge così antichi strumenti etnici, uno per ogni tappa del suo viaggio: il saz (Turchia), il bouzouki (Grecia) e l'oud (Arabia) - che appartengono alla famiglia dei liuti e sono di sua competenza e lo shannay (India) suonato dall'oboista Mario Arcari. Ma sotto questi suoni tradizionali vengono inseriti i sintetizzatori elettronici a fare da bordone con i loro larghi e soffusi tappeti musicali.
In questa canzone d'autore intrisa di sonorità etniche
e contemporanee, il musicista inserisce anche gli accordi fondamentali del
blues e c'è spazio persino per uno sprazzo di jazz in un intervento alla
chitarra di Franco Mussida (ex compagno di Pagani nella PFM).
Per la parte che gli compete, De André scrive i testi più potenti, erotici e vernacolari che siano mai usciti dalla sua penna. Probabilmente, sentendosi al sicuro nel suo dialetto, trova la condizione migliore con cui tornare a scrivere, dopo tantissimo tempo, in libertà e completamente da solo. Come se ci fosse stato un improvviso ritorno di fiamma per un vecchio e mai sopito amore, un rapporto segreto e confidenziale con il suo mondo della Foce e di Via Pré.
Sette storie che hanno per sfondo Genova e il mare, ritratte con un linguaggio che diventa quasi gergo di quartiere, che raccoglie le espressioni e i nomi legati alla città vecchia, che ritrova le voci cantilenanti del mercato di Piazza Cavour e lo "struscio" domenicale delle prostitute nell'allegria di A Dumenega.
Sette canzoni che hanno addosso l'odore dell'acqua salata e del vento, i sapori di cucina, il gusto sensuale di Jamin-a, le nostalgie d'alto mare dei marinai, la fortuna di Sinan Capudàn Pascià, la piccola morte di Sidun, le ombre che scivolano nei carruggi e sulle scalinate di Genova.
E i suoi abitanti si sono talmente riconosciuti in quei versi che hanno adottato tutto il mondo mediterraneo e arabeggiante che gravita intorno a loro, tanto da fare di Creuza De Mä il nuovo canto tradizionale della città ligure.
Vai all'intervista con MAURO PAGANI
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