La versione definitiva di un classico moderno
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Chi può resistere alla tentazione di dare un altro morso alla mela, quando il frutto è ancora dolce e invitante? Non certo David Coverdale, che negli ultimi anni ha ripreso in mano il catalogo più recente dei suoi Whitesnake per un seducente restyling attraverso la serie "Revisited, Remixed & Remastered": un ciclo di ristampe ampliate e aggiornate che hanno rimesso a lucido gli ultimi capitoli della band.
Certo, il sospetto che si voglia sfruttare del materiale già noto è subito dietro l'angolo, ma bisogna ammettere che l'iniziativa ha davvero giovato alla qualità delle registrazioni, permettendo al suono di "aprirsi" e liberare un calore finora inespresso.
Good To Be Bad era uscito originariamente nel 2008, dopo alcuni anni passati un po' in sordina, con l'intenzione di riportare il marchio degli Whitesnake agli splendori di un tempo. Il piano del rilancio non poteva che prevedere un solo obiettivo: all killer, no filler. Un traguardo raggiunto grazie a un disco fiammante, dal sound potentissimo e dai chorus implacabili.
Il nuovo mix, curato da Christopher Collier, ha aggiornato quel suono con linee più pulite e brillanti, discostandosi dalla produzione "pastosa" di quindici anni prima. La batteria recupera una lucentezza e un dettaglio che effettivamente sfuggivano, mentre le due chitarre soliste sono separate con maggiore precisione. Ancora più consistente l'intervento sulle tastiere: se un tempo erano sopraffatte dall'invalicabile muro delle chitarre, oggi sono portate in avanti per essere - se non proprio intrepide - almeno più presenti e definite.
Ci sono poi alcuni piccoli ritocchi e tagli tecnici che aggiungono qualche novità in più: l'intro di Lay down your love, per esempio, è più energico e luminoso, mentre Summer rain presenta un finale alternativo. Ma a trarre maggior beneficio è la voce di Coverdale, che esce dalle casse ben centrata e con tutta la nitidezza che merita.
Anche la scaletta è stata riorganizzata in modo da includere quattro pezzi aggiuntivi: Dog, Ready to rock, If you want me e All I want is you. Non si tratta comunque di veri e propri inediti, perché queste registrazioni in studio erano già incluse come materiale extra nel live In the Shadow of the Blues del 2006. Ad ogni modo, ritrovarle qui è una piacevole sorpresa e l'integrazione con il resto del materiale è impeccabile. Tanto più che non figurano come semplici bonus track, ma sono inserite nel flusso del disco, ricostruendo la tracklist in maniera organica e decisiva.
Non c'è più dubbio: le registrazioni originali avevano ancora qualcosa da dire e il nuovo mix lo dimostra ampiamente. Possiamo quindi sciogliere le riserve iniziali e accogliere Still Good To Be Bad, aggiornato anche nel titolo, come un ulteriore e meritevole capitolo nella lunga saga del Serpente Bianco.

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