Istinto per la ricerca e attitudine pop
Intervista a Max Casacci
(pubblicata
su La Stampa.it il 1° agosto 2002)
Abbiamo iniziato a
conoscerli con la versione aggiornata di Per un'ora d'amore in
compagnia di Antonella Ruggero. Poi, senza concedersi
troppo ai ritmi della discografia, che spesso spinge ad "esserci" a
discapito della qualità, i Subsonica hanno realizzato tre album:
dall'esordio omonimo del 1997 al recente Amorematico.
Nel 2000,
in quel di Sanremo, hanno presentato Tutti i miei sbagli (da Microchip
Emozionale). Fu un brano felicemente fuori posto, senza adattamenti
al contesto festivaliero, che confermò i Subsonica come un gruppo dall'identità
solida e ben definita.
Fin dall'inizio il punto di forza della band torinese è l'intensa attività dal vivo. Non è perciò un caso averli raggiunti telefonicamente durante uno dei tanti loro spostamenti. Max Casacci, chitarrista e membro fondatore del gruppo, ha ricostruito in questa intervista il percorso artistico dei Subsonica.
MN - Come gruppo avete avuto sempre un vostro suono che vi identifica, una miscela di campionamenti e sonorità tradizionali, di elettronica e rock. Anche il doppio microfono di Samuel è diventato una "icona" dei Subsonica: come avete equilibrato questi elementi?
MC - Quando ci siamo conosciuti per dare vita a questo progetto, inizialmente eravamo io e Samuel. Poi si sono aggiunti il tastierista e la sezione ritmica. Abbiamo subito messo nei termini della questione il fatto che volevamo suonare qualcosa che nessuno di noi avesse fatto prima, ma che in generale avesse un'attitudine comune. In quel periodo ascoltavamo molta musica elettronica, soprattutto i dischi dei dj delle etichette inglesi. Comunque, essendo noi degli strumentisti, volevamo dare forma a una musica che fosse realizzata con gli strumenti. Quindi ci siamo messi subito a lavorare molto sulla timbrica.
Fondamentalmente il vantaggio è che per l'elaborazione dei suoni abbiamo potuto contare su uno studio che poi è il mio studio che si trova in Piazza Vittorio a Torino. Per cui c'era la possibilità di sperimentare sul suono. Suono che in qualche modo abbiamo cercato di rendere assimilabile ai linguaggi elettronici, facendo un uso combinato di strumenti, campionatori e sequencer. Abbiamo anche cercato di evitare il più possibile la sovrapposizione forzata di queste forme.
Poi abbiamo incominciato a lavorare sulle accordature delle batterie, sulla funzionalità dei microfoni, sulla "visualizzazione" delle tinte sonore. Per quanto riguarda la voce di Samuel, in studio abbiamo usato molti effetti, molte distorsioni. Questa cosa ha fatto sì che Samuel avesse avuto la pensata di utilizzare una microfonatura multipla. Adesso siamo arrivati a tre microfoni legati insieme più un quarto che sul palco sono diventati praticamente un vocoder. Questo può testimoniare anche dal vivo qual è il nostro tipo di approccio ai suoni.
- Effettivamente la vostra musica è molto curata con nell'elaborazione in studio, ma dal vivo l'energia e l'anima strumentale sono molto più in risalto.
- Certo, è chiaro che dal vivo la parte suonata è più presente. Comunque molti campionamenti che senti in studio sono fatti sugli strumenti. Bene o male quel tipo di origine del suono è un po' la nostra tavolozza timbrica. Questo per dare sì che il suono rimanga comunque con una sua identità. Nel momento in cui prendi una tastiera elettronica e incominci a smanettare sui preset, alla fine ottieni gli stessi risultati a cui può arrivare un tastierista giapponese che è dall'altra parte del mondo. Perciò nell'esecuzione dal vivo la parte suonata ha decisamente il sopravvento perché tutto quanto viene rivisto in funzione dell'energia che ci deve essere sul palco.
- Dunque l'esibizione dal vivo è importante anche per un fatto di credibilità nei confronti del pubblico?
- Esatto. Questa è una cosa che noi abbiamo ben chiara dall'inizio, ma che non funziona per tutti allo stesso modo. Fondamentalmente la maggior parte degli artisti cerca ancora di far breccia attraverso la televisione e la promozione delle case discografiche. Noi abbiamo puntato da subito sul rapporto diretto con il pubblico e stiamo riscuotendo quello che in qualche modo abbiamo seminato. Tant'è che anche quest'anno continuiamo ad essere considerati uno dei gruppi che fa più attività dal vivo.
- I vostri testi usano un linguaggio incisivo e asciutto, ma anche sofisticato per la scelta delle immagini. Ci sono forse dei riferimenti a delle tensioni generazionali?
- Se tu consideri Amorematico
fondamentalmente non è tanto fare un riferimento a una generazione. È il fatto
che l'album è stato realizzato nel 2001, che per molti aspetti è stato un anno
tutt'altro che solare. In qualche modo ne ha assimilato l'inquietudine, ancora
prima che succedessero gli eventi drammatici di settembre. In realtà molte di
queste cose sono percettibili. Forse è da lì che deriva questa tensione che tu
avvertiti.
In ogni caso o il punto centrale sui nostri testi è un rapporto molto
trasparente con la realtà. È una cosa abbastanza istintiva. Cerchiamo sempre di
cucire dei termini e degli argomenti che possono essere cantati dai Subsonica
con molta schiettezza. E utilizzando delle melodie molto nette come quelle che
scaturiscono dalla voce di Samuel non ti puoi nascondere. Se tu hai una voce
arrochita, con un effetto monocorde come spesso accade nella musica
anglosassone, è più facile utilizzare una sorta di "medium" d'altro
tipo. Ma avere una melodia vuoi dire che quello che canti deve andarti
perfettamente addosso. Quindi c'è, molta attenzione anche alla scelta degli
arrangiamenti sui quali poter sovrapporre la nostra faccia.
- Quindi ciò che vale di più nella vostra scrittura è questa aderenza alla realtà.
- Sicuramente. Al punto di andare a cercare nel nostro luogo di provenienza piuttosto che in altri posti. Noi siamo sempre molto attaccati alla città. Anche con Amorematico siamo andati a cercarla nei territori più notturni della Torino che ci ha visti nascere e ci ha fatto aggregare come gruppo. Per noi è fondamentale partire da un luogo a cui apparteniamo.
- I vostri video sono sempre molto particolari; penso ad esempio a Nuvole rapide. Qual è il ruolo dell'immagine visiva per i Subsonica? Deve semplicemente sottolineare i contenuti delle canzoni o li può ampliare con nuovi significati?
- Per i nostri video, e quindi anche per Nuvole rapide, noi di solito proponiamo delle idee, ma chi girerà è lasciato libero di utilizzarne alcune, tutte o nessuna. Infatti mettiamo la persona che lavorerà al video sempre nelle condizioni di poter aggiungere qualche cosa al pezzo. Non cerchiamo di essere didascalici, ecco; finirebbe per soffocare il pezzo stesso. L'immagine è un'implementazione che deve arricchire, deve tentare addirittura nuove traiettorie che la canzone potrebbe non aver immaginato. Come dicevi tu, le immagini ampliano arricchiscono di direzioni la canzone.
- Restiamo nell'attualità. Nuova ossessione ha fatto conoscere a un pubblico giovane un gruppo come i Krisma (al secolo Maurizio Arcieri e Christina Moser, NdI). Com'è nata la vostra collaborazione per questo brano?
- Anzitutto io sono
quello che ha di più l'età per ricordarsi di Maurizio e Christina. Gli altri
sono più giovani. Ne hanno sentito parlare e conoscevano alcuni pezzi, ma bene
o male gli ho fatto ascoltare io il vecchio materiale dei Krisma.
Guarda, è lo stesso discorso che ti facevo prima: per noi è stato andare a cercare
delle radici, costruire un percorso abbastanza arbitrario e virtuale, ricucire
la storia del suono in Italia attraverso gli episodi più significativi e
interessanti a partire da diversi anni fa. Nello stesso album troverai anche
dei riferimenti alla musica del periodo delle sonorizzazioni del grande cinema
italiano.
I Krisma sono stati una figura molto controversa e molto provocatoria
del pop italiano, forse una delle più provocatorie, e in qualche modo ci siamo
sentiti in sintonia con questo tipo di realtà. E poi, più praticamente, uno dei
nostri collaboratori dal vivo, un tour manager, era in gioventù il bassista dei
Krisma. Nel raccontarci questa, ha catturato subito la nostra curiosità
ed ha anche creato l'ipotesi di contattarli e di vedere quello che poteva
succedere insieme.
Nei momenti in cui lavoravamo ai brani del disco c'era Nuova ossessione
che aveva un incedere un po' nevrotico, contemporaneamente un po' ironico e un
po' schizzato, tipico di certe song
degli anni '80. Allora abbiamo pensato di coinvolgerli e di realizzare insieme
questo brano. Così con Nuova ossessione è nata
anche una nuova amicizia nei confronti di questi due bei matti.
- Puoi dirmi qualcosa sui vostri prossimi impegni e se per il futuro pensate ad altre collaborazioni?
- Sulle collaborazioni per il futuro non stiamo ancora pensando a nulla. A febbraio invece faremo uscire un luce che conterrà anche alcuni inediti. Comunque verranno fondamentalmente utilizzate le registrazioni di alcuni concerti del tour invernale e di quello estivo. Sicuramente sarà compresa anche la tappa di Borgaro (nei pressi della loro patria torinese, NdI) del 23 luglio.
- Di recente avete dato Albascura, una delle canzoni di Amorematico, per la compilation Made in Italy - Vol. 1 con cui l'emittente radiofonica Rock FM presenta gruppi di esordienti o della scena alternativa italiana.
- Sì, nel momento in cui un gruppo raggiunge la visibilità è giusto che questa sia utilizzata per delle cose importanti. È bello dare la possibilità di farsi sentire a dei gruppi che stanno iniziando, soprattutto in questi tempi in cui la musica è venduta un tot al chilo. Anche perché adesso farsi conoscere è sempre più difficile, ed è più difficile suonare in un piccolo locale se non si è una cover band. Ci sono mille motivi per cui è necessario tenere aperti più canali possibili per i nuovi gruppi.
- Per concludere, c'è qualche aspetto dei Subsonica che non è stato mai messo bene in luce e che voi vorreste chiarire o riprendere?
- Devo dirti che noi
abbiamo scelto di suonare dal vivo, e tanto, con dei prezzi d'ingresso bassi,
anziché fare come i gruppi e gli artisti che fanno tournée con 10-20 date
l'anno a 40.000 Lire a biglietto (20,66 Euro nella conversione attuale, NdA).
Noi abbiamo scelto di suonare di più per contenere il prezzo d e per continuare
a tenere aperto questo canale con il pubblico.
Ti faccio questa premessa per dirti che è abbastanza difficile trovare il tempo
necessario per suonare tutto quello che vorremmo, anche nei territori più
sperimentali, quelli meno legati alle canzoni. In realtà è un aspetto che
ultimamente è stato messo un po' in penombra. I Subsonica, al di là dei
canoni prettamente legati alla canzone, sono anche un gruppo che ha molta
voglia di sperimentare delle forme timbriche e sonore.
Ed è una cosa che quanto prima torneremo a fare. Calcola che le nostre prime uscite sono state fondamentalmente delle sonorizzazioni di eventi artistici, ovvero dei commenti con suoni e strutture molto in libertà, contestualizzate in spazi architettonici e mostre d'arte. Sono le cose che ci piacerebbe rivalutare.

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