IL BLOG

🔸OLTRE I CONFINI DEL ROCK: progressive, folk, hard & heavy, fusion, contaminazioni

martedì 27 luglio 2021

PERFECT - Perfect (1981)

L'autobiografia rock di una nazione 
A dispetto di una produzione esigua e irregolare, i Perfect sono una leggenda del rock polacco: autori di inni generazionali che hanno attraversato indenni stagioni e trasformazioni politiche, smascherando le contraddizioni del loro tempo 

 ðŸ”¶ 🔶 🔶  

Dimenticate la timidezza degli esordi risalenti al 1977. I primi tre anni possono essere considerati delle "prove tecniche", un preludio per stabilire la rotta e trovare la giusta alchimia. 

La vera storia dei Perfect inizia il 31 dicembre 1980, quando sul palco di uno storico concerto a Varsavia sale una band solida e profondamente rigenerata.

Attorno al fondatore Zbigniew Hołdys (chitarra e voce) ci sono strumentisti di prim'ordine: Ryszard Sygitowicz (chitarra solista), Piotr Szkudelski (batteria) e Zdzisław Zawadzki (basso). La data segna anche l'ingresso di Grzegorz Markowski come frontman e voce solista: un concentrato di carisma e presenza scenica che imprime al gruppo una decisiva svolta d'immagine.

Il quintetto infiamma la platea e impartisce una lezione di hard rock solcato da venature blues, presentando in anteprima i pezzi scritti con la nuova formazione.

Quando, pochi mesi più tardi, esce il loro primo LP, i Perfect sono già un baluardo del rock nazionale. Al centro dell'iconica copertina campeggia solo il logo del gruppo come un inconfondibile marchio di fabbrica. Tra i solchi di quello che verrà ricordato come il loro "Album Bianco" prende vita un rock d'autore narrativo e contemporaneo, che ritrae con lucidità la Polonia di quegli anni, intercettando i sogni e gli umori di un'intera generazione.

Il successo li travolge come un'onda in piena. Il disco raggiunge un milione di copie vendute in brevissimo tempo, consacrando cinque dei nove brani come intramontabili "instant classic".

I testi sono piccole isole letterarie: raffinati, pungenti, ma abili ad aggirare le tagliole della censura che sorvegliava con sospetto l’eventuale "pericolosità" politica degli artisti. Un brano come Chcemy być sobÄ… (Vogliamo essere noi stessi) era molto più di una canzone: era un grido di libertà sintonizzato con il cuore di una gioventù pronta ad esprimere il proprio dissenso.

La scaletta è vibrante e dinamica: si va dall'impeto fragoroso di Lokomotywa z ogłoszenia, a momenti più morbidi e levigati, come Obracam w palcach złoty pieniądz, ricca di eleganti spunti strumentali.

Per qualche minuto di quiete e romanticismo, bisogna attendere le due epiche ballad poste in chiusura dei lati del disco. La prima parte si congeda con l'appassionata Niewiele ci mogę dać, per voce e pianoforte, mentre sul secondo lato ci attende Nie płacz Ewka, con il suo passo malinconico e crepuscolare, per cullarci tra vaghi sentori di southern rock. Mentre vi perderete nella sua atmosfera delicata o nelle trame delle chitarre, prestate attenzione alla linea del basso solista: un dettaglio di classe che chiude il cerchio di un disco perfetto.

Fin qui tutto sembra procedere per il meglio. Ma la storia fortunata dei Perfect incrocia, suo malgrado, la storia infelice della Polonia.

Il colpo di stato militare che nel dicembre del 1981 si abbatte sul Paese blocca forzatamente le attività del gruppo, che rimane inattivo fino alla primavera dell’anno successivo. A quel punto i Perfect risponderanno con spavalderia sia al peso dei tempi, sia al clima di sorveglianza che gravava sulla nazione, pubblicando UNU: un album altrettanto leggendario e battagliero.

Il titolo e la copertina erano un riferimento e una sfida  alla sigla dei mezzi militari che presidiavano le strade durante l'instaurazione della legge marziale. Come provocatoria era anche la scelta di inserire le immagini della band e dei collaboratori in formato "foto segnaletica". Politicamente fu un segno di opposizione e di coraggio. Artisticamente, il loro secondo capolavoro.

Nessun commento:

Posta un commento