IL BLOG

🔸OLTRE I CONFINI DEL ROCK: progressive, folk, hard & heavy, fusion, contaminazioni

lunedì 11 aprile 2022

YES - Big Generator (1987)

Il motore del cambiamento
Viaggio tra le frequenze del prog anni '80

 ðŸ”¶ 🔶 🔶  

Con l'uscita di 90125, nel 1983, gli Yes avevano dimostrato che esisteva una "terza via" del rock: non più il progressive sognante e magniloquente del decennio passato, ma neppure il pop-rock schematizzato e accondiscendente alle nuove regole di mercato.
Galvanizzati da quella ripartenza, decidono quindi di accelerare verso la totale transizione tecnologica e nel 1987 pubblicano Big Generator, un disco dal cuore ancora più high-tech e con pochissime nostalgie analogiche.

La percezione generale, tuttavia, è spesso quella di un lavoro meno convincente, in certa misura "minore", condizionata forse da quel suono impeccabile e patinato che lo riveste completamente. D'altra parte, qualunque cosa fosse uscita dopo 90125 avrebbe dovuto misurarsi con un disco pressoché perfetto: uno spartiacque imprescindibile come lo erano stati, a loro tempo, Fragile e Close to the Edge.

Eppure l'album ce la mette davvero tutta per mantenere in armonia le diverse anime del gruppo. La title track Big Generator sembra voler replicare (senza però riuscirci) il successo planetario di Owner of a Lonely Heart. L'introduzione orchestrale di Rhythm of Love, invece, guarda già altrove e strizza l'occhio al rock sinfonico, prima di rituffarsi nel flusso trascinante dell'album.
Ecco la fotografia degli Yes degli anni '80: una band in equilibrio tra una doverosa coerenza verso il proprio passato e una necessaria spinta riformatrice.

Il compromesso migliore probabilmente viene raggiunto da Shoot High, Aim Low. Adatta ai cuori nostalgici, ma perfetta anche per chi ha aderito all'upgrade digitale, questa canzone profuma di progressive quanto basta, eppure ha un aspetto cromato e contemporaneo che la tiene al passo con i tempi.

A seguire incontriamo Almost Like Love, forse un po' troppo frivola e "piaciona" per stare bene in un disco degli Yes, ma tant'è. Ci pensa poi Love Will Find a Way, agile e cristallina, a rimettere le cose a posto.

Le ultime tre canzoni del disco sono Final Eyes, I'm Running e Holy Lamb. Se dopo un primo ascolto si ha l'impressione che questi titoli non abbiano lo stesso graffio degli altri brani, è solo perché questi Yes, equalizzati sulle frequenze alte, ci hanno abituato a portarci in vetta con passo veloce e risoluto. Al contrario, questa tranche finale richiede solo un po' di tempo in più per essere assimilata e svelare i suoi meccanismi più nascosti. Non è necessariamente un difetto.

Resta il fatto che Big Generator è una testimonianza affascinante, forse imperfetta, di un'evoluzione doverosa. E, a suo modo, persino più intrigante del suo celebre predecessore.


Nessun commento:

Posta un commento