
Apostolis Anthimos - "Lakis" per gli amici - è da sempre uno dei motori creativi degli SBB, una delle band jazz/progressive rock più influenti della scena polacca. Questa volta il chitarrista si è ritagliato uno spazio personale, realizzando un album di jazz-fusion molto sofisticato ed elegante.
In Parallel Worlds - uno dei suoi progetti solisti più recenti - l'eclettismo è una dote che attraversa tutte le sue quattordici tracce: si passa dalle atmosfere libere e improvvisative di Pinocchio’s Dream, al taglio funky di Bar Wah Wah, fino ai tratti sperimentali di 2/5/1 (un chiaro riferimento alla successione di accordi adoperata non solo nel jazz), o all'influenza rock-blues che allarga lo spettro sonoro di Goris.
Chi lo conosce, sa che "Lakis", oltre che un maestro della sei corde, è anche un valente batterista. In questo disco dà prova del suo duplice talento dividendosi tra corde e pelli: un ulteriore parallelismo che lo vede ora architetto della melodia, ora motore del ritmo. Per questa avventura ha messo in piedi una formazione compatta ma di forte personalità : oltre al sostegno di Robert Szewczuga al basso, il disco si avvale dei contributi significativi di Piotr Matusik (pianoforte e tastiere) e Olaf Węgier (sax tenore), che si ritagliano spesso ampi spazi contendendo ad Anthimos il ruolo del protagonista.
Come suggerisce il titolo, l'album accosta percorsi
paralleli che convivono in perfetta armonia. Tutto riporta a un nomadismo sonoro che combina momenti di ricerca e improvvisazione, a episodi melodici e immediati, dove il
groove e la struttura armonica hanno un taglio più agile e familiare.
Rispetto alla
produzione con gli SBB, dove la componente elettronica gioca un ruolo centrale, il respiro
acustico di Parallel Worlds è decisamente preponderante: una scelta che incoraggia il contributo creativo dei compagni di viaggio.
Questo album offre al musicista di origini greche un'angolatura decisamente più internazionale e cosmopolita di quanto siamo abituati a percepire con la sua band principale. Se chiudete gli occhi potreste ritrovarvi all'interno di un jazz club di Manhattan, Londra o Varsavia. Ma non importa la destinazione: è la sensazione che è sempre la stessa. Nel titolo di Parallel Worlds c'è una promessa mantenuta, a dimostrazione che il jazz parla un'unica lingua, sofisticata o universale che sia, capace di legare strade diverse in un solo, meraviglioso viaggio.
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