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Oltre i confini del Rock: Progressive, Folk, Fusion e contaminazioni

venerdì 8 luglio 2022

VITTORIO NOCENZI - Movimenti (2001)

Ci sono suoni che non si ascoltano, si attraversano
Lontano dai fasti del prog, ma vicino all'essenza dell'emozione 

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Movimenti è un disco prezioso per chiunque voglia esplorare l'arte tastieristica di Vittorio Nocenzi. Un titolo immancabile per i collezionisti più affezionati, ma che rischia di rimanere confinato in una nicchia, lontano dai riflettori del grande mercato. Sarebbe però un peccato smarrire un album come questo, così raffinato e fiabesco, nel novero delle bellezze sfuggenti.  

Movimenti è un lavoro strumentale di inconsueta grazia, pieno di convinzione, arte e ostinazione. In questo CD sono raccolte le composizioni che Nocenzi ha affidato al balletto e alla prosa teatrale, insieme ad altre incisioni inedite, ripercorrendo un arco temporale molto ampio, che va dal 1983 al 2000.

Eppure, se non fosse indicata la data di riferimento accanto ad ogni brano, non ci si accorgerebbe di questa lunga corsa cronologica. Anzi, si direbbe di star dietro un filo che si dipana lungo la durata di una o di mille stagioni, indifferentemente. La freschezza di questo diario musicale, la qualità delle registrazioni originali e della nuova masterizzazione, rendono l'ascolto particolarmente piacevole e fluente.

I brani sono accompagnati da un libretto di poesie di Alda Merini, i cui versi suggeriscono una possibile chiave di lettura delle singole pièces musicali. La lettura può variare di volta in volta, chiamando in gioco l'interpretazione del lettore/ascoltatore, che può decidere gli abbinamenti secondo il ritmo delle proprie emozioni.

La poetessa, accompagnata al pianoforte da Nocenzi, recita in prima persona alcuni suoi versi ne Il suono delle parole, un frammento sonoro registrato in presa diretta che vi lascerà addosso un breve ma profondo segno di struggimento.

Nascosti in Doppie influenze e Jouer la musique si trovano, invece, un paio di omaggi al Banco del Mutuo Soccorso, gruppo storico di cui Nocenzi è da sempre una delle colonne portanti insieme agli indimenticati Francesco Dì Giacomo e Rodolfo Maltese.

S'incontrano poi, zigzagando tra i titoli, il cuore argentino di Tango de Océano profundo, il passo antico e femmineo di Vestali, o gli affreschi notturni de Le profondità del blu. E poi ancora: il flamenco fiammeggiante e corposo de Il giardino di Lindaraja e il commovente candore di Racconto di neve. Si potrebbe continuare così fino alla fine, ma è un piacere che va svelato individualmente. Magari con la complicità di luci soffuse, confortando le malinconie, qualora sopraggiungessero, con una buona tazza di té aromatico e bollente, come ci insegna Guccini.

È davvero raro incontrare un disco pervaso di così tante suggestioni: ci sono profumi intensi che si sprigionano con discrezione e prospettive divergenti che alla fine trovano comunque il modo di ricongiungersi. E alla fine tutto pare ricondursi a un distico bellissimo della Merini:

    "Il sangue è pieno di radici
     e darà una foresta di canzoni".

Qui più che altrove.


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