lunedì 8 giugno 2026

BUDGIE - Never Turn Your Back on a Friend (1973)

Il pappagallo dalle piume di metallo
Un’avvincente Terra di Mezzo sospesa tra hard rock epico e lungimiranti previsioni metal

🔸Nella storia del rock esiste una categoria speciale di band: quelle che non hanno mai raggiunto il successo di massa, ma senza le quali la mappa della musica sarebbe probabilmente diversa. I Budgie sono uno di quei nomi rimasti fuori dalla ribalta internazionale, eppure la loro discografia dimostra come l'influenza non si misura in dischi d'oro o in aneddoti biografici, ma nell'eredità genetica lasciata alle generazioni successive.

Nel 1973 il trio gallese, capitanato dal bassista e cantante Burke Shelley, aveva dato alle stampe il suo terzo e forse più riuscito album, Never Turn Your Back on a Friend, un piccolo capolavoro sotterraneo che ha contribuito a spostare i confini dell'hard rock, preparando il terreno per quello che sarebbe diventato l'heavy metal degli anni '80 (e no, non è un'esagerazione).

Registrato ai Rockfield Studios, l'album è sostenuto da riff poderosi, un basso corposo e ardimentosi cambi di atmosfera. La chitarra di Tony Bourge si espande con un suono denso che fa da contraltare al canto acuto di Shelley, mentre la batteria di Ray Phillips ingabbia e addomestica il tempo, incurante della complessità delle strutture poco convenzionali su cui si il gruppo si muove.

Ma a rendere epocale questo disco sono soprattutto le canzoni. A iniziare da Breadfan, il cui celebre riff di chitarra conquisterà i Metallica che ne faranno una loro versione per il lato B di Harvester of Sorrow, primo estratto dall'album ...And Justice For All del 1988. Ai Budgie, però, piace strabiliare, ed ecco che l'impatto impetuoso del brano viene placato da un suggestivo intermezzo acustico che asseconda la loro indole giocosa e fluttuante, per poi spalancare di nuovo le ali e riprendere il volo.

La seconda canzone è la rivisitazione di un vecchio blues degli anni Trenta, Baby Please Don’t Go, che non rallenta affatto il ritmo e ci porta velocemente a You Know I’ll Always Love You, una ballata romantica che ci dà il tempo di riprendere fiato.
Dopodiché lo scenario cambia ancora. Un lungo assolo di batteria introduce You're The Biggest Thing Since Powdered Milk, canzone dall’impronta hard & heavy che mescola equamente blues e psichedelia. Ci lasciamo alle spalle questo episodio 
per imbatterci in un ulteriore turbine di hard rock con In The Grip Of A Tyrefitter’s Hand. A questo punto lo avrete capito: i titoli eccentrici e bizzarri sono un'altra prerogativa dei Budgie che di tanto in tanto amano sperimentare anche a livello semantico

Adesso al gruppo non resta che tirare le briglie e offrirci un'altra pausa tattica: è il momento di Riding My Nightmare, che con il suo intimismo acustico ci prepara al picco sonoro dell’album. Parents è il gran finale che attendevamo, una poetica cavalcata di dieci minuti, epica e malinconica, in cui Tony Bourge si impone con uno dei suoi assoli più estrosi ed emozionanti. Con la seconda chitarra imita addirittura il grido degli uccelli che accompagnano il disco verso una magica conclusione in dissolvenza.

Never Turn Your Back on a Friend si dimostra un album davvero vitale, carico di quella attitudine "heavy" che prenderà forza negli anni a venire e che coinvolgerà band come Judas Priest e Saxon. 
A coronare l'opera c'è la copertina realizzata dal maestro dell'illustrazione Roger Dean, noto soprattutto per la sua storica collaborazione con gli Yes. L'immagine del pappagallo guerriero, circondato da un tenue paesaggio fantasy, riflette alla perfezione il suono multiforme della band. Potente ma libero come un battito d'ali.

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