Live report: PFM

"Celebration Day"
PFM live all'Alcatraz di Milano
11 novembre 2002 
(tratto da Rockit.it)

Il piacere più grande è stato vedere un gruppo di vecchi amici che ha sfogliato per tutti i presenti il proprio album dei ricordi, divertendosi come dei pazzi a suonare e a cantare. E non c’è cosa migliore per dare vita ad una serata di festeggiamenti e allegria che serve a celebrare trent’anni di attività discografica.
Soprattutto se il gruppo è una PFM al massimo del suo splendore. Fiumi strumentali, virtuosismi a perdifiato e una tecnica impareggiabile distribuiti a piene mani in una performance che, in tre ore di musica ininterrotta, ha regalato al sottoscritto il sapore di una stagione che anagraficamente non ha potuto conoscere. 
Il programma prometteva faville ancora prima di iniziare. Insieme a Franz Di Cioccio, Patrick Dijvas, Franzo Mussida e Flavio Premoli c’erano Roberto Gualdi (seconda batteria), Lucio ‘Violino’ Fabbri (violino, tastiere e chitarra ritmica) e altri amici e special guest, tra cui Mauro Pagani (flauto traverso e violino), uno dei fondatori e membri storici fino al 1976.

Al mio fianco - fra i tanti a godersi lo spettacolo - c’era Vittorio De Scalzi, una delle colonne portanti dei New Trolls e anima dei Concerti Grossi, col quale - durate la serata - ci si scambiava opinioni e battute. Essendo lui un flautista straordinario, non ho saputo resistere: l'ho tempestato di domande sulla tecnica e sulle magie al flauto di Mauro. Guardare la PFM con gli occhi (e le orecchie) di chi la storia del prog l'ha scritta insieme a loro è stato un regalo nel regalo.
L’album più omaggiato è stato Photos of Ghosts, un LP particolarmente importante, perché è stato il primo ad essere realizzato all’estero per la Manticore Records degli EL&P. Oltre alle “Foto di Fantasmi” erano presenti la prodigiosa River of live, Mr 9 till 5 e Promenade the puzzle. Quest’ultima è stata senza dubbio il momento più folle e teatrale del concerto: mentre Flavio punteggiava la frase centrale al piano, Franz - lasciata la batteria - si muoveva come un novello Marcel Marceau del rock e acchiappava nell’aria sogni e rompicapi. Poi, dopo essere tornato dietro il suo strumento, nel crescendo finale riprende ad esibirsi davanti al palco in una danza da giullare pazzo.

Mauro Pagani ha fatto numerose comparsate insieme ai suoi compagni di un tempo, fermandosi definitivamente verso la parte conclusiva della serata. Ha suonato in tutto in una decina di brani, iniziando dalle ballate Dove… Quando… e Dolcissima Maria e rinfrescando i fasti degli esordi.
Un altro ospite d’eccezione è stato Peter Hammill che ha interpretato il nuovo inedito Sea of memory, presente nel doppio Live In Japan 2002 di recente pubblicazione. Tra le note del “Mare della memoria” si respira il profumo degli anni ’70, che ‘rischia’ di far diventare questo pezzo un nuovo classico del loro repertorio. E la voce di Hammill, musicista e persona meravigliosa, non ha certo bisogno di presentazione. Subito dopo è stato il turno di un "esperimento" che non ha avuto altre spiegazioni ("Non ce ne sarebbe bisogno” - assicura Franz). Il leader dei Van Der Graaf Generator ha cantato così anche Impressioni di Settembre, rigorosamente in italiano, con quell'accento britannico che si perde per strada le doppie.

La scaletta ha raccolto soprattutto i frutti della prima stagione, lasciando fuori la produzione più recente. La svolta del 1980 verso la forma canzone è ricordata da tre titoli: Maestro della voce, dedicata ieri come oggi a Demetrio Stratos, Suonare Suonare e infine Si può fare, arricchita da un’infinità di improvvisazioni dove la PFM ha legato per gioco alcune citazioni di Blues Brothers, Enzo Jannacci, James Brown e Queen.
Il brano più attuale è stato La rivoluzione e l’unico rammarico è proprio questo: nella scelta dei titoli non sono stati contemplati i lavori più vicini, specie l’ultimo Serendipity. Ma credo vada tenuto conto che nel "Celebration Day" il pubblico medio cercasse nella PFM l’incarnazione storica del prog. 
Il resto del repertorio ha salutato tutti i passaggi principali della prima decade: Dove… Quando… (Parte II), affidata alle cure di Flavio; La luna nuova, suite corale costruita intorno ai continui spostamenti di accento dei tempi dispari; il virtuosismo e l’intimità di Peninsula, interpretata dalla chitarra elettroacustica di Mussida.

Il pezzo più coinvolgente è stato Alta Loma five till nine, dove Mussida e Pagani hanno ingaggiato un’epica corsa a due insieme ai loro strumenti. Proprio come negli Stati Uniti, qualche manciata di anni fa. Soprattutto c'era quel violino, meraviglioso e furente, lanciato in alcuni minuti da brivido, tanto da far venire in mente la grandezza di una certa Fender Stratocaster bianca. E quando anche la buriana ritmica di Patrick e Franz si è placata, le ultime note sono scivolate nell’Ouverture del Guglielmo Tell, dove Mauro attendeva in duetto l’altro ‘Violino’.
Manca più nessuno? Ah, Già. Dopo il tema rossiniano, sul palco arriva il terzo archetto, Cristiano De André, per cantare un brano del grande Fabrizio che più di tutti la PFM ha fatto suo. Un sogno: Lucio, Mauro e Cristiano, i tre violini de Il Pescatore all’unisono. Il concerto sembrerebbe finito qui. Credete? Ah, no. Tra il pubblico si sorride e si ostenta sicurezza: “Non è mica è finita, manca ancora un certo pezzo...".

Il primo bis è scontato e riporta la band e i due violini per eseguire La carrozza di Hans e soprattutto l’immancabile Celebration che tutti aspettavano. E sul palco questa volta ci sono tutti quanti per prendere parte alla festa finale. Di Cioccio, in quanto a potenza e spettacolo, ha dato tutto quello che da lui ci si potrebbe aspettare e ha chiuso le danze alla sua maniera: batteria e pirotecnica. 
Il secondo bis è a gentile richiesta. E’ il turno di Bandiera bianca, con cui il gruppo restituisce il favore della bella versione di Impressioni di Settembre fatta da Franco Battiato e inserita nel suo Fleurs 3. Franz non perde occasione per la penultima battuta della serata: “Quando l’abbiamo sentita alla radio ci siamo detti: “Mi... e qui dobbiamo fare qualcosa!” - e così abbiamo deciso di rovinare a Franco una sua canzone, dal momento che lui ha voluto rovinare la nostra”. Ed era una bandiera bianca speciale quella che sventolava sul palco, perché riportava il simbolo di Emergency.
Questa volta le danze sono finite davvero. E l’ultima battuta? “Ci vediamo per i prossimi trent’anni!”.

La scaletta:
- River of live
- Photos of ghosts
- Maestro della voce
- La rivoluzione
- La luna nuova
- Sea of memories
- Impressioni di settembre
- Peninsula
- Promenade the puzzle
- Dove...quando... (parte II)
- Dove... quando... (parte I)
- Il banchetto
- Dolcissima Maria
- Suonare Suonare
- Si può fare + special medley
- Mr. 9 till 5 
- Alta Loma 5 till 9
- Overture del Guglielmo Tell
- Il pescatore 

Bis:
- La carrozza di Hans
- Celebration
- Bandiera bianca

 

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