🔸Genova non è
solo la città della canzone d’autore poetica ed esistenziale. A cavallo tra gli
anni Sessanta e Settanta, oltre alla cosiddetta "scuola genovese",
tra i palazzi eleganti di Via XX Settembre e i vicoli stretti e ombrosi che
scendono verso il porto, si è sviluppato un fermento artistico molto vivace e
variegato.
Se consideriamo
solo l'ambito del rock progressivo, vengono in mente i nomi di band come New
Trolls, Delirium, Garybaldi, Latte e Miele, Ibis, Nuova Idea e Picchio dal
Pozzo, oltre ai “ponentini” Celeste e Museo Rosenbach.
Esiste poi un gruppo che rappresenta una sorta di unicum nella storia del prog ligure: i J.E.T. Con un solo album all'attivo e alcuni singoli più vicini ai canoni pop, la band mostra un'irrequietezza creativa non comune. Il quartetto nasce dalle ceneri dei Jets (questa sì, una formazione propriamente beat) ed è composto da:
- Piero Cassano (tastiere e cori): responsabile delle trame sinfoniche e dei sontuosi tappeti d'organo;
- Carlo Marrale (chitarra e voce solista): rappresenta l'ascendente rock del gruppo, inoltre il suo falsetto dà un tocco distintivo al sound;
- Aldo Stellita (basso): è l'autore dei testi, d'ispirazione profonda e spirituale;
- Renzo Cochis (batteria): garantisce dinamicità e freschezza e offre un consistente contributo poliritmico (sarà sostituito successivamente da Paolo Siani, proveniente dai Nuova Idea).
Alle
registrazioni del disco partecipa in veste di corista, anche se non
accreditata, una ragazza di nome Antonella Ruggiero. Tenete a mente
la maggior parte di questi nomi: al momento giusto ogni tessera del mosaico
andrà al suo posto.
Uscito nel 1972
per la Durium, il disco mette insieme le peculiarità dei singoli
componenti, creando un mix particolare che unisce la solennità delle tastiere,
l’impronta hard rock della sei corde e la complessità delle loro armonie
vocali: qualità non dissimili da quelle dei concittadini New Trolls.
I testi affrontano le tre virtù teologali presentate come interrogativi esistenziali con cui indagare la condizione dell'uomo. Passando dall’allegoria religiosa all'attualità storica, il concept dell'album prende forma intorno al dialogo tra un prete e un peccatore, toccando temi sociali come la disuguaglianza e la povertà. Una dinamica che ritroveremo in parte nel disco di debutto del Biglietto per l’Inferno del 1974.
La scaletta è
composta da cinque brani. Sulla prima facciata troviamo due suite:
l’omonima Fede, Speranza, Carità, di matrice sinfonica,
e Il Prete e il Peccatore, dall’orientamento più cupo e
drammatico, caratterizzata da un attacco di chitarra decisamente abrasivo e da
una sezione più incline al jazz e impreziosita da eleganti ritmi dispari.
Il secondo lato si apre invece con C’è chi non ha, punto cruciale in cui la critica sociale incontra la ricercatezza sonora, soprattutto nel reparto tastiere (in questa stagione Cassano spazia dall'organo alle pianoforte, dal Fender Rhodes al Clavinet).
A seguire
incontriamo Sinfonia per un Re, dove ritornano le forme
classicheggianti, e Sfogo, un pezzo prevalentemente
strumentale che chiude il disco con un gioco di vocalizzi ricamati sopra una
trama musicale che stratifica elementi blues, jazz e rock. Un'uscita di classe
che dà il via libera ai musicisti per alcuni minuti di libertà e passione.
Nonostante il
valore artistico, l'album non ottiene il successo sperato, avviando il progetto
dei J.E.T. verso un cauto epilogo. Non prima, però, di aver
partecipato al Festival di Sanremo del 1973 con l’inedito Anikana-o,
una sorprendente deviazione verso il rhythm 'n' blues dal taglio ballabile e
internazionale (che infatti in quella sede non verrà capita).
Approfittando
di questa fase di transizione, i componenti decidono di cambiare
definitivamente registro, proseguendo sulla linea di un pop colto e raffinato,
costellato da suggestioni che, almeno nei primi anni, includeranno anche sapori
sudamericani, art pop e fugaci reminiscenze progressive. È la nascita dei Matia
Bazar. Nel 1975 Cassano, Marrale e Stellita propongono alla Ruggiero il
ruolo di cantante principale e insieme al batterista Giancarlo Golzi (ex
Museo Rosenbach) iniziano la nuova avventura che li consacrerà come uno dei
gruppi più originali e sofisticati del panorama italiano.
Fede,
Speranza, Carità - come altri dischi prog che all'epoca
transitarono veloci come stelle comete - ha goduto di una tardiva riscoperta
grazie a ristampe prestigiose e ben curate, ovviando così alla difficile
reperibilità della prima edizione. Caratterizzata da un artwork originale e
creativo, oggi ricercatissimo, la stampa del 1972 presentava infatti una
copertina apribile e intagliata che rivelava l’immagine del calice sottostante.
Un vero "Sacro Graal", oggi più facilmente raggiungibile, che ci
riavvicina a un'epoca in cui la musica non seguiva solo le regole, ma anche -
come in questo caso - splendide eccezioni.
Dietro le
quinte: Le curiosità di Piero Cassano
C'è
un'appendice speciale a questo articolo. Il testo è stato letto in anteprima
da Piero Cassano, che ringrazio infinitamente per la disponibilità,
e grazie a lui sono emersi un paio di dettagli che ampliano il contesto.
Si parlava
all'inizio dei Jets e di come il fermento genovese fosse vario e stimolante.
Proprio in quella formazione erano transitati anche Franco Gatti e Angelo
Sotgiu, vale a dire la quota maschile dei futuri Ricchi e Poveri, e il
batterista Gianni Belleno, che entrerà nei New Trolls. E' la
dimostrazione che i semi della musica genovese portavano sempre a fioriture
ricche, anche se molto diverse fra loro.
Alcuni di
questi semi riuscirono perfino a oltrepassare i confini nazionali. Ricordate il
brano Anikana-o? Qui da noi fu un totale buco nell'acqua, ma
attirò l'attenzione del musicista e produttore francese Marc Cerrone,
che all'epoca faceva parte dei Kongas, una formazione che
abbracciava latin rock, r'n'b e ritmi africani. Nel 1974 i Kongas
ne fecero una cover per il loro disco di debutto. Poi nel 1978 uscì una
versione remixata - di oltre 10 minuti - pensata appositamente per il mercato
americano, dove diventò uno dei maggiori successi di disco music dell'epoca.
Un gran bel
viaggio. Da Genova, passando tramite gli studi Durium di Milano, fino
allo "Studio54" di New York. Ma si sa: è tradizione di certi
genovesi riuscire a sbarcare in America.
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